Cosa Dico

Da maggio 2017 le aziende alimentari Italiane che vorranno esportare negli Stati Uniti dovranno sottostare a nuove regole previste per legge. In sostanza questo vuol dire che le aziende dovranno aggiungere un piano che prevede i rischi per la sicurezza alimentare, oltre a quelli già in vigore per la legge europea e oltre a quelli già eventualmente redatti per le certificazioni volontarie come BRC, IFS, ecc. Le aziende dovranno quindi adeguarsi ad un sistema normato e cioè di legge, che prevede una serie di adempimenti da farsi sulle referenze che verranno spedite oltre oceano e sulle quali vanno effettuati i cosidetti controlli preventivi che possono coinvolgere anche i fornitori. Detto con una metafora sarà come se la coperta dell’HACCP, che prima copriva i pericoli all’interno del solo stabilimento di produzione, diventerà talmente grande che andrà a coprire anche i fornitori. Pertanto le aziende si dovranno impegnare a rispettare la legge americana sia per quanto riguarda il loro stabilimento, sia per quanto riguarda le loro forniture. Da qui le aziende Italiane che esportano e che sono circa 10000, coinvolgeranno a cascata i loro fornitori poichè la fornitura di ingredienti, semilavorati e/o materie prime rientra di fatto nei controlli preventivi. L’azienda dovrà implementare un piano denominato HARPC che potrà essere flessibile (cartaceo, o elettronico non importa), individuare i propri rischi, i rischi connessi alle materie prime, o agli ingredienti e, attenzione, individuare come rischio chimico anche gli allergeni. Questo significherà che la frase può contenere non varrà più e andranno fatti tutti i controlli per eliminare ad un rischio accettabile per il consumatore i rischi allergenici. Oltre a questo l’unica figura deputata a redigere un piano HARPC sarà un PCQI: ossia una figura professionale formata con apposito corso riconosciuto FDA e che avrà la responsabilità, nei confronti dell’azienda, della gestione del sistema, della sua implementazione, del suo mantenimento e del suo funzionamento. I tempi sono molto stretti perchè il sistema è molto complicato, deve tenere conto di molti fattori ed è anche funzione del numero di referenze che vengono spedite oltre oceano. Il consiglio quindi è quello di rivolgervi ad un PCQI già formato e di chiedergli di lavorare al sistema in modo da renderlo già ottimizzato per maggio. Prendersi tempo e non valutare a fondo la situazione potrebbe comportare mancate esportazioni, o, peggio ancora, l’ingresso in una black list. Per questo ritengo che il nuovo piano sia uno svantaggio all’inizio come impatto economico e mole di lavoro, ma possa risultare un vantaggio poichè, a mio parere, sarà enormemente selettivo e, per chi vincerà la corsa, ci sarà poi la possibilità di sistemarsi meglio. La Tecnologie Alimentari può farvi arrivare all’obiettivo desiderato entro maggio prossimo proprio in virtù dell’espereinza pregeressa con le esportazioni in USA, delle ottime referenze e ultimo, ma non ultimo dell’abilitazione come PCQI.

Grazie dell’attenzione.